Mattia Ceccato è un giovane talento del basket italiano che ha già fatto parlare di sé per le sue prestazioni eccezionali. Nato a Ragusa, in Sicilia, ha iniziato a giocare a basket a Comiso, dove il padre Davide, allenatore di basket, lo ha introdotto al mondo del pallone. Da lì, Mattia ha iniziato a giocare nel minibasket e poi è stato avvistato da uno dei club più attenti al mondo giovanile, il Basket San Lazzaro di Savena, praticamente Bologna. "Avevano realizzato qualche video che era circolato ed era arrivato al Basket San Lazzaro. Mi hanno invitato ad un torneo, a Fano, con loro. Gli sono piaciuto e sono andato a Bologna", ricorda Mattia. Nel suo trasferimento all'Olimpia è stato decisivo il suo rendimento alla LudecCup, un torneo in Toscana riservato agli Under 15. "Mi vide Simone Halabi, che allora allenava all'Olimpia. Non sapevo che mi stava seguendo, ma mi invitò a fare un torneo con l'Olimpia e l'anno dopo sono arrivato qui. A quel punto, qualcosa in me è cambiato: l'Olimpia mi ha dato modo di fare esperienza anche nei tornei maggiori e poi ho potuto svilupparmi fisicamente e infine dal punto di vista tattico. La scelta di venire qui l'ho presa anche per avere la possibilità ogni giorno di confrontarmi con i migliori, contro Lonati e contro Garavaglia. La cultura che ho trovato qui è eccezionale, parlo di metodo, strutture, storia, competitività". Anche se è nel giro della Nazionale da anni, il "coming-out party" di Ceccato è avvenuto la scorsa estate a Istanbul. "Avevamo perso male le prime due partite ma anziché disunirci ci siamo stretti ancora di più in spogliatoio e dalla terza gara con la Nuova Zelanda abbiamo cambiato tutto. Mi resterà sempre nel mio cuore, non solo per l'importanza dell'evento o il risultato ma per come l'abbiamo interpretato". Anche dal punto di vista personale: 9.6 punti per gara, il 69.2% da tre, l'83.3% dalla lunetta, 3.9 assist. La perla è stata confezionata in semifinale, contro la Turchia, 17 punti, quattro rimbalzi, tre assist, 7 su 7 dalla linea di tiro libero. A quel punto era a Milano già da un anno. "Mi definisco un giocatore che ama giocare e che ama vincere, ma che sa anche di dover lavorare per raggiungere i suoi obiettivi".